1.Guida Galattica per gli Autostoppisti by Douglas Adams

1.Guida Galattica per gli Autostoppisti by Douglas Adams

autore:Douglas Adams
La lingua: ita
Format: azw3, mobi, epub
editore: Mondadori
pubblicato: 2013-04-03T22:00:00+00:00


13

Marvin si trascinava per il corridoio, lamentandosi. – … e poi naturalmente – stava dicendo – ho questo dolore terribile a tutti i diodi della mano sinistra…

– Ma no?! – disse truce Arthur, che gli camminava a fianco. – Davvero?

– Oh, sì! – disse Marvin. – Ho chiesto che me li sostituissero, ma nessuno mi dà mai ascolto.

– Posso immaginarlo.

Ford stava emettendo strani fischiettii e sibili. – Bene bene bene – disse fra sé. – Zaphod Beeblebrox…

Di colpo Marvin si fermò e agitò le mani in un gesto di scoraggiamento.

– Sapete cos'è successo adesso, vero?

– No, cosa? – disse Arthur, che non aveva voglia di saperlo.

– Siamo arrivati a un'altra di quelle porte.

La porta in questione cominciò ad aprirsi. Marvin la squadrò con sospetto.

– E allora? – disse Ford, spazientito. – Ci vogliamo passare in mezzo, o no?

– Passare in mezzo o no? – lo scimmiottò Marvin. – Sì. Di qui si entra sul ponte di comando. Mi è stato chiesto di portarvi fino al ponte di comando. Sarà probabilmente la domanda di livello più alto di tutta la giornata…

La porta finì di aprirsi. Il robot, con aria di tremendo schifo, ci passò in mezzo.

– Grazie – disse la porta – per avere reso tanto felice un'umile porta.

Nel profondo del torace di Marvin, gl'ingranaggi si sentirono opprimere da un peso tremendo.

– Curioso – disse il robot, funereo – che proprio quando si pensa che la vita non possa andare peggio, d'un tratto vada peggio.

Lasciò Ford e Arthur a guardarsi in faccia e stringersi nelle spalle, e si trascinò avanti. I due lo sentirono parlare con qualcuno, sul ponte di comando.

– Immagino vogliate vedere gli alieni adesso – disse Marvin. – Volete che mi metta a sedere in un angolo a far la ruggine, o che mi disattivi stando in piedi?

– Dài, falla corta e portali qua, Marvin – disse una voce.

Arthur guardò Ford e si stupì molto di vedere che rideva.

– Ma cosa…?

– Shhh! – disse Ford. – Su, andiamo.

Entrarono sul ponte di comando.

Arthur si trovò, sbalordito, davanti a un uomo che stava stravaccato in una sedia, teneva i piedi su una consolle, e con la mano sinistra si stuzzicava i denti della testa che teneva appoggiata sulla mano destra. L 'altra testa invece aveva dipinto in faccia un gran sorriso disteso e disinvolto. Ancora una volta, Arthur si trovò davanti all'incredibile. Per un po' rimase letteralmente a bocca spalancata.

Il singolare individuo salutò pigramente con la mano Ford, ostentando disinvoltura, e disse: – Ciao, Ford, come va? Sono contento che tu sia venuto a farmi visita.

Ford rispose, con altrettanta distaccata disinvoltura: – Zaphod, che bello rivederti! Hai un'ottima cera, e il braccio supplementare ti dona.

– Che bella nave hai rubato!

Arthur guardò Ford strabuzzando gli occhi.

– Vuoi dire che conosci questo tizio? – disse, agitando l'indice in direzione di Zaphod.

– Conoscerlo? – disse Ford.

– È… – S'interruppe e decise di fare le presentazioni. Si rivolse a Zaphod. – Zaphod – disse – questo è un mio amico, Arthur Dent. L'ho salvato quando il suo pianeta è saltato in aria.



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